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immagina un giardiniere ogni giorno con
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cura maniacale Controlla ogni pianta la
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annaffia anche quando il terreno è già
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umido la espone al sole anche se è
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troppo caldo potare concimare
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correggere sempre qualcosa da sistemare
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ma le sue piante non crescono alcune
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appassiscono Altre resistono a fatica un
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giorno stanco smette si allontana e
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quando torna settimane dopo Trova Il
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Giardino pieno di vita foglie nuove
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fiori spontanei il terreno ha respirato
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la natura ha fatto il suo corso a volte
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è proprio il voler forzare la crescita a
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impedirla è curioso come la vita sembri
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girare meglio proprio quando smettiamo
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di inseguirla con il fiato corto per
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anni ci insegnano che bisogna insistere
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stringere i denti non mollare mai Ma se
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il vero blocco fosse nascosto proprio lì
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in quell'attacco cieco al risultato Carl
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Jung psicoanalista e grande osservatore
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dell'animo umano diceva che più insegui
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qualcosa più quella cosa ti sfugge ma
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quando l'accetti inizia a trasformarsi
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non è magia È psicologia Viviamo come se
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fossimo sempre A un passo dal momento
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giusto dal posto perfetto dalla persona
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ideale ci aggrappiamo a immagini mentali
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su come tutto Dovrebbe essere ma il
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presente quello reale nudo imperfetto ci
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sfugge tra le dita ecco Il paradosso
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l'attaccamento che Dovrebbe darci
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sicurezza spesso ci incatena a un'ansia
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continua la libertà non arriva quando
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otteniamo tutto ma quando smettiamo di
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credere che dobbiamo avere tutto sotto
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controllo staccarsi non significa
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arrendersi è più simile a lasciare
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andare la zavorra per volare non è
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rinunciare a ciò che ami ma smettere di
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volerlo a ogni costo Jung parlava di
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distacco non come freddezza Ma come un
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processo interiore l'ego deve allentare
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la presa sulle sue proiezioni per
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permettere all'autenticità di emergere
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quando ci identifichiamo troppo con il
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successo con una relazione con
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un'immagine di noi stessi tutto ciò che
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non rientra in quel quadro Ci minaccia e
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da lì nasce la lotta Ma se ti fermi
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anche solo per un momento qualcosa
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cambia non fuori dentro smetti di
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premere sull'acceleratore e ti accorgi
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che la strada non era in salita eri tu a
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spingere Cont vento lasciare andare è un
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atto di lucidità significa dire non sono
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ciò che accade ma colui che osserva ciò
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che accade e in quello spazio di
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consapevolezza spesso accade la cosa più
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inaspettata le opportunità arrivano
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senza cercarle le risposte si
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chiariscono da sole e la calma
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Finalmente si siede accanto a te domanda
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per te se oggi smettessi di voler
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Controllare ogni cosa cosa potrebbe
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finalmente accadere nella tua vita c'era
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un tempo in cui tutto sembrava avere
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senso solo se organizzato previsto
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incasellato dentro obiettivi chiari e
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relazioni definite un tempo in cui
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l'idea stessa di lasciar andare appariva
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come una minaccia quasi un tradimento
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verso ciò che avevamo costruito Ma poi
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accade qualcosa non un evento clamoroso
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piuttosto un accumulo silenzioso la
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stanchezza una fatica che non è solo
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fisica ma psichica come se ogni gesto
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fosse filtrato da un peso invisibile è
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lì che inizia il vero
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cambiamento non quando crolla il mondo
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fuori ma quando crolla dentro
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quell'immagine di noi che abbiamo
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cercato disperatamente di
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sostenere molto spesso ciò a cui siamo
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attaccati non è l'altro ma ciò che
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abbiamo proiettato sull'altro gli
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attribuiamo ruoli significati salvezze
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lo Trasformiamo in uno specchio distorto
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di ciò che desideriamo rifiutiamo o
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temiamo di essere Jung lo spiegava con
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chiarezza ciò che non vogliamo vedere in
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noi stessi finisce per apparirci Fuori
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nelle relazioni nelle ossessioni nei
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desideri più urgenti e l'attaccamento
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nasce proprio lì nel punto in cui
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l'illusione di completezza si lega a
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qualcosa che non ci appartiene davvero
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non è l'amore che ci incatena Ma la
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paura paura di non essere abbastanza di
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non essere visti di non sapere più chi
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siamo se l'altro se ne va l'ego nella
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sua ansia di controllo Trasforma ogni
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relazione in un terreno da monitorare
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ogni progetto in una prestazione da
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dimostrare ogni giorno in una lotta per
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non perdere terreno ma questa tensione
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alla lunga diventa insostenibile non
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perché Siamo fragili ma perché siamo
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vivi e la vita non è progettata per
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restare dentro confini troppo stretti la
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libertà che tanto inseguiamo non si
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trova nel controllo assoluto ma nel
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distacco consapevole non si tratta di
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Fuggire dalle cose ma di smettere di
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aggrapparsi ad Ess per sentirsi interi
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quando il mecanismo della proiezione si
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rompe una relazione che finisce un
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obiettivo che sfuma un'identità che non
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regge più ci troviamo davanti a un vuoto
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ed è lì che molte persone si spaventano
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perché quel vuoto Non è solo assenza è
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uno specchio riflette tutto ciò che
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abbiamo evitato Ma se troviamo il
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coraggio di restare in quello spazio
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senza riempirlo subito qualcosa di nuovo
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può emergere non una nuova strategia per
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riprendere il controllo ma una presenza
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più autentica il se come lo chiamava
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Jung non il personaggio non il ruolo ma
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la totalità viva di ciò che siamo
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l'illusione del controllo ha un alto
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trasforma la vita in un sistema da
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gestire le emozioni invariabili da
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correggere l'amore in un contratto di
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sicurezza Ma controllare non è vivere è
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solo sopravvivere in un mondo interno
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dominato dalla paura dell'imprevisto
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eppure è proprio
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nell'impressum con Euforia ma con quella
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calma silenziosa che arriva quando
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qualcosa dentro smette di forzare
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distaccarsi Allora non è un atto di
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rinuncia né una fuga dal mondo è
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piuttosto un atto silenzioso di apertura
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è fare spazio dentro di sé come quando
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si apre una finestra dopo anni in cui la
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stanza è rimasta chiusa e l'aria che
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entra non è solo nuova ma
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necessaria non significa diventare
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freddi o indifferenti ma smettere di
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forzare la realtà a seguire lo schema
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che ci eravamo costruiti nella mente è
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abbandonare la pretesa che le cose
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vadano come avevamo previsto
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riconoscendo che la vita Ha
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un'intelligenza che spesso supera la
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nostra volontà distaccarsi è imparare ad
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amare in un modo più puro senza
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afferrare senza trattenere senza
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trasformare l'altro in un'ancora o in
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uno specchio È creare Senza la pressione
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di dover dimostrare qualcosa a qualcuno
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nemmeno a se stessi scrivere parlare
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costruire solo perché qualcosa dentro lo
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chiama e non perché si aspetta un
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risultato in cambio è accorgersi che
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anche le cose che finiscono hanno avuto
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la loro ragione d'essere che nulla è
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stato inutile solo perché non è durato
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significa accettare che il dolore per
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quanto tagliente non è un errore da
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correggere ma un passaggio da
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attraversare un ponte tra ciò che
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eravamo e ciò che stiamo diventando
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lasciare andare in questo senso diventa
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un gesto di profondo rispetto verso la
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vita che non è statica ma in continuo
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mutamento e verso noi stessi che stiamo
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cambiando crescendo e non possiamo più
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costringerci a restare nei confini di
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ciò che eravamo ieri è un atto di
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fiducia come chi lascia cadere le mani
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dopo aver stretto troppo a lungo
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qualcosa che faceva male come Chi decide
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di non lottare più contro la corrente
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non perché si arrende Ma perché
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finalmente capisce che può galleggiare
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distaccarsi è il momento in cui
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smettiamo di confondere il controllo con
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la sicurezza e cominciamo a intuire che
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la vera forza quella autentica nasce
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dalla resa cosciente da quella
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disponibilità interiore a lasciare
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accadere ciò che deve accadere senza più
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resistere quando l'attaccamento si
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scioglie la realtà si riconfigura
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l'altro smette di essere uno specchio e
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torna ad essere una persona il lavoro
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non è più solo un ruolo ma uno strumento
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il futuro non è un piano da controllare
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Ma un orizzonte da abitare con presenza
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e il silenzio quel silenzio che prima
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faceva paura diventa fertile in quel
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vuoto apparente comincia a germogliare
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la creatività non come compito ma come
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espressione naturale dell'essere è
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allora che la vita si rivela non come un
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traguardo da rincorrere né come una
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sfida da vincere ma come un'esperienza
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da abitare pienamente momento per
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momento non è più una Corsa contro il
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tempo o contro gli altri ma un movimento
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fluido silenzioso che ci invita a
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partecipare invece che a
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dominare non serve più indossare
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maschere per essere accettati né
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armature per difendersi da un mondo che
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sembrava ostile si smette di cercare di
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corrispondere a un ideale di forzarsi a
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essere abbastanza secondo criteri
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esterni e ci si permette finalmente di
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respirare senza sforzo l'ego da tiranno
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affaticato si fa compagno più umile non
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scompare perché ha una funzione ma
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smette di comandare si sposta di lato
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Lascia spazio e proprio in quel
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movimento tutto si alleggerisce le
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relazioni smettono di essere teatri di
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compensazione e diventano incontri veri
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Liberi Dalla pretesa di riempire vuoti i
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gesti si fanno spontanei non più mossi
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dal dover dimostrare qualcosa le
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decisioni non sono più una lotta tra
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mille possibilità ma un ascolto sottile
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di ciò che vibra con la nostra verità
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profonda perché finalmente non stiamo
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più tentando di costruire un identità
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per sentirci qualcuno non stiamo più
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Recitando la parte di chi ha tutte le
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risposte stiamo semplicemente tornando
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delicatamente silenziosamente a ciò che
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siamo sempre stati sotto ogni
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dietro Ogni ruolo una presenza viva
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intera che non ha bisogno di altro se
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non di essere pienamente ciò che è